Kodak non produce più pellicole kodachrome

Scritto da Luca Cattaneo martedì 23 giugno 2009.  
Inserito nella categoria: News

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Kodak ha annunciato ufficialmente lo stop alla produzione della pellicola kodachrome 64. Purtroppo è la mossa che fa definitivamente voltare pagina alla fotografia, è la fine di una splendida avventura che grazie ai modelli da 25, 64 e 200 Asa (ricordiamola così, come è nata, con la vecchia scala in Asa e Din) ci ha permesso di immortalare attimi indimenticabili.
Dopo aver interrotto la produzione della 25 Asa nel 2002 e quella della 200 Asa due anni fa, adesso è la volta dell’ultima superstite, la 64 Asa.

In un comunicato stampa ufficiale Kodak scrive: “Negli ultimi anni le vendite si sono ridotte in modo significativo, i fotografi prediligono la fotografia digitale, le vendite della pellicola rappresentano ormai meno dell’1% del fatturato del gruppo. La macchina digitale è già il presente e sarà sempre di più il futuro, inutile continuare a produrre pellicole per foto a colori che poi hanno bisogno di essere sviluppate e stampate. Quel tempo è finito. La pellicola può ormai essere considerata un oggetto da archeologia industriale”.

Sviluppata nei laboratori di Rochester nel 1935, usata anche in campo cinematografico, questa pellicola ha contribuito a creare la storia della fotografia. Dovremo scrivere delle pagine di testo per spiegare ai nostri figli le grandi caratteristiche di queste pellicole, le emozioni che trasmettevano e trasmettono, le sensazioni che i fotografi erano in grado di riprodurre (..già, ma sicuramente dovremo anche spiegare loro che cosa erano le pellicole e come si sviluppavano…)

Ormai la fotografia vera e propria è finita, col digitale tutto è possibile, ma la cromaticità che restituiva la kodachrome 64 resta difficile da riprodurre. E che dire della 200 Asa, che durante le Olimpiadi si “tirava” a 500 Asa? Per i colleghi americani era normale, ma per noi europei era un lusso poter far sviluppare la 200 a +1 ed 1/3 di stop!
Ricordo nella fotografia sportiva, nel tennis, nell’atletica o nella motonautica l’uso della 64 faceva rivivere le emozioni dei gesti atletici e le intensità della luce; ricordo ancora quante volte sono andato a Chiasso a ritirare in fermoposta i rullini sviluppati nei laboratori Kodak di Losanna, dove il servizio professionale per lo sviluppo del processo K-14 era meglio di quello del laboratorio di Parigi.
Oggi maneggiando a distanza di anni i telaietti con le diapositive scattate in kodachrome si possono ancora apprezzare in pieno tutte le caratteristiche della pellicola, nulla è mutato dopo essere trascorsi anni ed anni dallo sviluppo.

Quella che vedete qui sotto è la scansione di un’immagine famosa scattata da me durante le Olimpiadi di Atlanta nel 1996: Michael Johnson recordman nei 200 metri piani. Corpo macchina Canon Eos 1RS, ottica Canon 400 2.8 + Extender 1.4x, ma soprattutto pellicola kodachrome 200 “tirata” a 500 Asa.

kodachrome_1

Grazie Kodak per aver inventato e venduto un prodotto simile.



Kodak PhotoCD e Photoshop CS4

Scritto da Luca Cattaneo giovedì 2 aprile 2009.  
Inserito nella categoria: Photoshop tip

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plug-in_logoNel 1992 Kodak inventa e propone al mercato professionistico e non i PhotoCd, ovvero supporti dove poter archiviare le scansioni di diapositive e negativi in alta qualità. Ogni file ha una risoluzione fino a 4096 x 6144 pixels ed una grandezza di 72 MB circa.

A metà anni ‘90 circa Kodak suggerisce caldamente ai fotografi di usare questa nuova tecnologia. Ricordo bene come per esempio durante le Olimpiadi di Lillehammer nel 1994 ed anche durante quelle del centenario ad Atlanta (1996) il Kodak Press Center per i fotografi accreditati fosse pieno di scanners per fornirci in tempi brevi il cd con le nostre scansioni in alta risoluzione. Certo, l’idea non era male ed in quegli anni si rivelò molto molto utile. Ma con il passare del tempo, con la tecnologia in rapida evoluzione, questo formato non viene più apprezzato molto e la sua diffusione crolla.

Ma il guaio arriva verso il nuovo millennio quando Kodak decide di non supportare più la tecnologia dei PhotoCd. Il guaio è notevole poichè il formato PhotoCd è proprietario e di proprietà di Kodak. Il danno per tantissimi fotografi professionisti e non è alto: ci sono migliaia di supporti digitali ma sarà sempre più difficile leggerne i contenuti.

Come tutti i supporti digitali è importante aggiornare costantemente un formato un po’ “datato” con uno più attuale, e per i PhotoCd aggiungo anche non proprietario.

Ma come fare a leggere i file .Pcd per convertirli in .Tif o .Psd? Con Photoshop fino alla versione CS2 venivano installati anche sia il plug-in sia i 6 profili colore sviluppati da Adobe con Kodak.

Con la versione CS3 non venivano più installati ne il plug-in ne i profili colore, ma all’interno del dvd originale di installazione c’è una cartella di nome Goodies al cui interno come Optional Plug-ins è presente la cartella PhotoCd pronta per essere installata a mano seguendo le istruzioni riportate (a tal proposito c’è anche una nota tecnica ufficiale di Adobe – kb400945 del 15 aprile 2007 – che spiega la procedura).

Adesso siamo alla versione CS4 di Photoshop e dopo aver installato il programma cerco nella cartella Goodies per fare la stessa operazione fatta a suo tempo per CS3, ma in questa cartella …. non c’è più traccia del plug-in e nemmeno dei profili colore! Cerco altrove ma la ricerca è vana.

E allora? Arrivo alla conclusione che occorre convertire al più presto i file .pcd in .tif e salvarli alla massima risoluzione in dvd, altrimenti saranno persi per sempre. Ma occorre re-installare CS3 per fare questa operazione? No, non tutto è perduto e si può usare Photoshop CS4.
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