Kodak non produce più pellicole kodachrome

Kodak ha annunciato ufficialmente lo stop alla produzione della pellicola kodachrome 64. Purtroppo è la mossa che fa definitivamente voltare pagina alla fotografia, è la fine di una splendida avventura che grazie ai modelli da 25, 64 e 200 Asa (ricordiamola così, come è nata, con la vecchia scala in Asa e Din) ci ha permesso di immortalare attimi indimenticabili.


Dopo aver interrotto la produzione della 25 Asa nel 2002 e quella della 200 Asa due anni fa, adesso è la volta dell’ultima superstite, la 64 Asa.

In un comunicato stampa ufficiale Kodak scrive: “Negli ultimi anni le vendite si sono ridotte in modo significativo, i fotografi prediligono la fotografia digitale, le vendite della pellicola rappresentano ormai meno dell’1% del fatturato del gruppo. La macchina digitale è già il presente e sarà sempre di più il futuro, inutile continuare a produrre pellicole per foto a colori che poi hanno bisogno di essere sviluppate e stampate. Quel tempo è finito. La pellicola può ormai essere considerata un oggetto da archeologia industriale”.

Sviluppata nei laboratori di Rochester nel 1935, usata anche in campo cinematografico, questa pellicola ha contribuito a creare la storia della fotografia. Dovremo scrivere delle pagine di testo per spiegare ai nostri figli le grandi caratteristiche di queste pellicole, le emozioni che trasmettevano e trasmettono, le sensazioni che i fotografi erano in grado di riprodurre (..già, ma sicuramente dovremo anche spiegare loro che cosa erano le pellicole e come si sviluppavano…)

Ormai la fotografia vera e propria è finita, col digitale tutto è possibile, ma la cromaticità che restituiva la kodachrome 64 resta difficile da riprodurre. E che dire della 200 Asa, che durante le Olimpiadi si “tirava” a 500 Asa? Per i colleghi americani era normale, ma per noi europei era un lusso poter far sviluppare la 200 a +1 ed 1/3 di stop!
Ricordo nella fotografia sportiva, nel tennis, nell’atletica o nella motonautica l’uso della 64 faceva rivivere le emozioni dei gesti atletici e le intensità della luce; ricordo ancora quante volte sono andato a Chiasso a ritirare in fermoposta i rullini sviluppati nei laboratori Kodak di Losanna, dove il servizio professionale per lo sviluppo del processo K-14 era meglio di quello del laboratorio di Parigi.
Oggi maneggiando a distanza di anni i telaietti con le diapositive scattate in kodachrome si possono ancora apprezzare in pieno tutte le caratteristiche della pellicola, nulla è mutato dopo essere trascorsi anni ed anni dallo sviluppo.

Quella che vedete qui sotto è la scansione di un’immagine famosa scattata da me durante le Olimpiadi di Atlanta nel 1996: Michael Johnson recordman nei 200 metri piani. Corpo macchina Canon Eos 1RS, ottica Canon 400 2.8 + Extender 1.4x, ma soprattutto pellicola kodachrome 200 “tirata” a 500 Asa.

kodachrome_1

Grazie Kodak per aver inventato e venduto un prodotto simile.

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